Ouananiche in crosta di semi di zucca

Fermo restando che qualcosa continua a bollire in pentola e almeno fino a domani non sar√† pronto … ūüėČ

Ieri, primo di aprile, a forza di sentirne parlare, mi √® venuta voglia di¬†prepararmi una bella cenetta a base di pesce. A dire il vero, per√≤, l’idea del pesce di mare non mi andava un granch√®: mi √® venuto in mente il risotto con i filetti di persico o con le tinche, un bel fritto di stricci, un luccio bollito con la maionese, gli spaghetti con i gamberi di fiume …
Poi, ho dato un’occhiata all’orologio … Niente da fare! Troppo tardi per contattare il mio fornitore segreto … ūüė¶
Anche se … ma s√¨, proviamo a telefonare …¬†infatti, niente da fare …¬†anzi no! Ci sarebbe …
E perch√® no? In fondo, ho ancora un sacchetto di semi di zucca tritati che aspettano un impiego onorevole e si potrebbe … e sia, questa sera Ouananiche in crosta di semi di zucca!!!
Così, finalmente, posso ricominciare a postare qualche ricetta.

Ultimamente mi¬†ero trattenuta un po’. D’altronde, quando scopri che sono cos√¨ tanti i frequentatori dei foodblog che amano disquisire di filosofia e citare Aristotele, Mahatma Gandhi, Aung San Suu Kyi, Ibrahimovic, √® normale sentirsi un po’ a disagio nel proporre lumache in umido o testa di maiale in cassetta …
S√¨, d’accordo, ognuno fa quel che pu√≤, per√≤, se una parla di salami sotto grasso e altri di etimologia …
Come? No, l’etimologia non √® un condimento.
Detto malamente √® la scienza che studia l’origine e la storia delle parole. Insomma, √® quella cosa per cui, ad esempio, quando una scrive che carpione deriva da carpa, se √® una casalinga di Voghera non cambia nulla, se √® una professionista, invece, dice delle min… ehm, inesattezze … e se le dice quando parla del suo …
Per fortuna, io faccio l’architetto: sul mio blog di cucina almeno, qualche stupidaggine mi √® concessa. Soprattutto se mi trattengo dal citare Polibio e di parlare di oclocrazia. (Adesso, andr√† a finire che qualcuna scoprir√† che ‚ÄúPolibio fece la sua carriera politica all‚Äôinterno della Lega aderendo al partito avverso ai romani‚ÄĚ e ne approfitter√† per dire che sono leghista anch‚Äôio ūüėÄ )

In ogni caso, io cercher√≤ di stare attenta alle mie “spiegazioni”, alle mie fonti e a quello che mi raccontano i miei fornitori ūüôā … voi, comunque, lo sapete: sono solo gli appunti di un architetto in cucina …

Ouananiche, dicevamo.¬†Inizio musichetta stile Quark. Cio√®, landlocked salmon, ossia saumon d’eau douce, insomma, salmone d’acqua dolce. Che roba √®? Sostanzialmente un salmone. Il salmone vero e proprio, per√≤, √® un pesce an√†dromo (dal greco an√°dromos, composto da an√° “all’indietro” e dr√≥mos “corsa”) in quanto nasce in acqua dolce, passa la fase centrale della sua vita in mare e torna in acqua dolce per riprodursi. La Ouananiche, invece, passa tutta la sua vita in acqua dolce… no, non perch√® √® pigra, semplicemente perch√® √® rimasta chiusa in corsi e specchi d’acqua da cui non si ha accesso al mare. Fine musichetta e Buon Appetito!

 

Ingredienti:

  • un filetto di ouananiche o di salmone;
  • semi di zucca tritati;
  • olio di nocciole Piemonte IGP.

Preparazione:

Lavare ed asciugare bene il filetto. Dividerlo in porzioni, salarle e riporle in frigorifero a riposare per circa un’ora.
Passare le porzioni nei semi di zucca tritati facendo aderire bene la granella alla superficie.
In una padella, scaldare l’olio di nocciole. Appoggiare il pesce nella padella dalla parte della pelle e portare a cottura, coprendo con un coperchio.¬†
A fine cottura far dorare leggermente su tutti i lati.
Servire completando con un filo d’olio di nocciole a crudo.

Pesce rosso, non avrai il mio scalpo!!!

Jeremiah Johnson“, diretto da Sydney Pollack ed interpretato, tra gli altri, da Robert Redford,¬†√® un film del 1972 che narra la storia¬†un ex-soldato che entra nel mondo dei¬†trapper e acquisisce una sinistra fama per l’abitudine di mangiare il fegato dei guerrieri¬†Crow da lui uccisi. Il film, liberamente ispirato alla vita del leggendario “Liver-Eating Johnson”, venne presentato in concorso al XXV festival di Cannes e¬†arriv√≤ in Italia con il titolo “Corvo rosso non avrai il mio scalpo!” …

No, non ho deciso di abbandonare i fornelli per dedicarmi ad altro… e non sono nemmeno i postumi di un Capodanno “sfrenato”! Ieri, tra un sonnellino, una passeggiata¬†ed una accurata “spazzolatina”¬†a ci√≤ che restava del Cenone, mi¬†sono ricordata di non aver pubblicato il post preparato per la fine anno, cos√¨,¬†ho acceso il¬†mio portatile, ho cliccato sul tasto¬†“Pubblica”, ho lanciato l’antivirus per¬†la prima scansione dell’anno e mi sono messa a gironzolare¬†qua e l√†.

Il percorso ha preso una sua precisa direzione quando sono arrivata su “Tzatziki a colazione” e ho rivisto il logo di Fatti pescare dalla parte giusta: l√¨, mi √® venuto in mente un film¬†di cui avevo parlato qualche giorno fa con Daniele, The end of the line, sottotitolo “Imagine a world without fish”.¬†Ho fatto una puntatina sul loro sito e, da l√¨, al blog Bluefin tuna.¬†Visto che non c’erano novit√†, ho curiosato un po’ e sono finita su un sito che non conoscevo,¬†Fish2fork: non male l’iniziativa di dare un voto ai ristoranti in base alla eco-sostenibilit√† dei piatti di pesce serviti; limitata, per ora,¬†ma almeno si prova a dividere tra “buoni” e “cattivi” facendone i nomi. A quel punto, sono tornata ad un mio vecchio post, quello sui Gigli alla buzzonaglia di tonno¬†… beh, facendo un po’ di sana autocritica, ad eco-sostenibilit√†, forse, si salva appena nel finale …

A quel punto, tanto valeva perdere ancora una mezz’ora e vedere¬†se Google regalava qualche cosa di utile e … ma guarda, quel blog l’ho inserito da poco tra i miei “consigliati” … e questo post non lo avevo proprio notato!

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Questi sono i link visitati in seguito alla lettura di “Rosso tonno“, pubblicato su “Trashfood” il 30 luglio scorso. Date un’occhiata, se volete. Quello di cui si parla √®:

  1. trattamenti¬†con monossido di carbonio per colorare il tonno e farlo apparire pi√Ļ fresco;
  2. trattamenti con¬†coloranti (E120 – rosso barbabietola) per trasformare un pesce in un altro pi√Ļ pregiato;
  3. i coloranti usati negli allevamenti per rendere pi√Ļ”appetibile” il colore di salmoni e trote;
  4. brevetti per “creare” finti gamberetti.

In pi√Ļ posso, solo aggiungere l’immagine qui sotto.

¬†E’ la guida alle dosi di una forma sintetica di astaxantina, prodotta dalla Roche e fornita agli allevatori del SalmoFan,¬†da utilizzare in relazione alle sfumature di colore rosa desiderato.

Secondo voi, non √® davvero il caso di cominciare a gridare:¬†“Pesce rosso non avrai il mio scalpo!”?