Pane al miele con semi di zucca

La primavera continua a farsi desiderare: l’altra notte ha persino nevicato. Ma insomma, è Marzo! Va bene che fino al 21 è ancora inverno, però, sono proprio stufa!!! Al mattino una si alza, apre la finestra e viene solo voglia di rituffarsi sotto il piumone…
Riassumendo: serve qualcosa che profumi di primavera, qualcosa che dia la carica persino al lunedì mattina e che soddisfi la mia voglia di cose golose… e anche la sua di lui 🙂
Per fortuna, in questi casi, la dispensa e qualche amica aiutano a sempre a tirare fuori un pezzettino della stagione desiderata.
Beh, allora non mi resta che prepararmi un bel pane natural chic, accompagnarlo con una profumatissima marmellata di fiori d’acacia e andarmi a leggere un Viaggio a Melita

Ingredienti:

  • 350 gr di farina bianca di farro macinata a pietra;
  • 150 gr di farina di segale;
  • 300 ml di acqua;
  • 80 gr di miele d’acacia;
  • 50 gr di semi di zucca tritati;
  • 15 gr di olio evo;
  • 7 gr di lievito di birra disidratato;
  • un cucchiaino da the di sale fino.

Preparazione:

Su di un piano di lavoro, setacciare le farine, unire il lievito e, con l’aiuto di una spatola, miscelare gli ingredienti.
Creare una fontana, aggiungere l’olio, il miele e, gradatamente, l’acqua tiepida, formando man mano l’impasto.
Una volta impastati i due terzi della farina, aggiungere il sale.
Lavorare energicamente fino a quando l’impasto risulterà liscio ed elastico.
Incorporare i semi di zucca e modellare l’impasto a palla. Coprire e lasciare lievitare fino al raddoppio del suo volume. 
A questo punto, dare al pane la forma desiderata, appoggiarlo su di una teglia da forno e lasciare ancora lievitare coperto per circa 1 ora (il tempo dipende dalla temperatura ambiente … in ogni caso, la forma deve aver raddoppiato o quasi il suo volume).
Infornare con forno statico e già caldo a 220° e abbassare subito la temperatura a 200°; dopo 5 minuti, abbassare ancora la temperatura a 180°. Cuocere ancora per circa 40 minuti.

Il pane, una volta sfornato, deve essere lasciato raffreddare su una gratella.

Pizza e birra: il rispetto, il dispetto e il gusto.

Nel giro di pochi giorni, due splendidi pacchi sono arrivati a rallegrare la mia dispensa.
Il primo, di cui ho già detto, è stato quello del premio “I sapori della nostra terra“: aceto balsamico di Modena IGP, prosciutto crudo e parmigiano reggiano, tutti rigorosamente firmati da Ferrarini. Il secondo, tutto pieno di piccole e grandi meraviglie e firmato Accantoalcaminetto, è stato quello che mi ha mandato Libera.
Dentro a quest’ultimo, insieme con i vasetti contenenti varietà di pepe profumatissime, c’erano due bottiglie di birra: una di Rossa Vienna e una di Affumicata, due Zahre beer, la birra di Sauris! Ed essendo una birra artigianale, integrale, non filtrata né pastorizzata, prima di prendere qualsiasi decisione, è finita subito in frigorifero!
Risolto il problema dell’immediata conservazione e sapendo che il mio degustatore ufficiale avrebbe scelto di “sopprimere” prima la rossa, è rimasta la domanda sul come. Rapido controllo sul sito ufficiale e … decisione presa!

Un assaggio con quella ricottina di capra appena comperata e il resto con una bella pizza casalinga!

Tanto come dire, prima  i suggerimenti del produttore (il rispetto), poi, vediamo come te la cavi in situazioni extra (il dispetto) :-).

Ingredienti per l’impasto (dose per due teglie da cm 26 x 37)

  • 500 gr di farina bianca di farro (macinata a pietra);
  • 300 gr di acqua;
  • un cucchiaio di olio evo;
  • 7 gr lievito di birra disidratato;
  • 2 cucchiaini di zucchero;
  • sale.

Ingredienti per il condimento delle pizze

  • passata di pomodoro;
  • circa 300 gr di mozzarella di bufala;
  • olive taggiasche in salamoia;
  • acciughe sotto sale;
  • capperi di Pantelleria sotto sale;
  • origano.

Preparazione dell’impasto

Su di un piano di lavoro, setacciare la farina di farro insieme al lievito disidratato ed allo zucchero.
Creare una fontana, aggiungere l’olio e, gradatamente, l’acqua tiepida formando, man mano l’impasto.
Una volta impastati i due terzi della farina, aggiungere il sale.
Lavorare energicamente fino a quando l’impasto risulterà liscio ed elastico; modellarlo a palla e lasciare lievitare coperto fino al raddoppio del suo volume. 

Preparazione delle pizze

Una volta lievitato, dividere l’impasto in due parti uguali e dare una forma che ricalchi quella della teglia in cui andrà cotto.
Mettere al centro delle teglie da forno un po’ di olio ed adagiarvi sopra la pasta.
Stendere la pasta con le mani fino ad occupare tutta la teglia; distribuire sulla superficie delle pizze il condimento e lasciare riposare a temperatura ambiente per una quindicina di minuti.
Infornare (nella parte bassa) con forno preriscaldato a 250° e lasciare cuocere per circa 15 minuti.
Spostare la teglia con la pizza nella parte centrale del forno e portare a cottura.

Il risultato? Il meglio lo ha dato certamente con il formaggio e, forse, l’abbinamento pizza classica è stato un po’ azzardato ma … se sto già studiando una nuova accoppiata “rispetto e dispetto” un motivo ci sarà, no?

Torta di San Biagio

Il 3 febbraio è la festa di San Biagio. In questa occasione, è molto diffuso il rito della “benedizione della gola”, fatta poggiandovi due candele incrociate o attraverso l’unzione con olio benedetto ed invocando l’intercessione del Santo. Tale rito è collegato ad una tradizione secondo cui il vescovo Biagio avrebbe prodigiosamente liberato un bambino da una lisca conficcata nella sua gola.
A Milano, dove una delle statue che vegliano sulla città dalle guglie del Duomo è dedicata proprio al Santo, in passato, una fetta più o meno abbondante del panettone di Natale doveva essere riservata per la festa di San Biagio. Lo stesso si faceva a Genova con il pandolce. In Abruzzo, il dolce tradizionale di questa ricorrenza sono le ciambelle; nel mantovano, invece, è la torta di San Biagio di Cavriana.

Perchè sto a scrivere queste cose, oggi che è ancora il 23 gennaio? Perchè avevo voglia di fare una torta ma non mi veniva l’ispirazione giusta. Allora, sono andata a sbirciare nel vecchio quaderno di mia nonna Bice e, dopo la torta di mele, ho deciso di provare la torta che, ogni anno, la nonna preparava proprio per la ricorrenza di San Biagio. Un po’ in anticipo? Beh … la colpa è tutta della “gola”! 😉

Ingredienti (tra parentesi le mie varianti):

  • 250 gr di farina bianca (di farro); 
  • 100 gr di zucchero più quello che serve per spolverare la torta prima di infornarla;
  • una bustina di lievito per dolci.
  • 60 gr di burro;
  • 50 gr (100 gr) di uvetta sultanina;
  • 2 tuorli d’uovo;
  • mezzo bicchiere di acqua;
  • la scorza grattugiata di mezzo limone.

Preparazione

Circa due ore prima di preparare la torta mettere ad ammollare l’uvetta sultanina in acqua tiepida.
Montare molto bene i tuorli con lo zucchero ed il burro a pomata.
Aggiungere al composto mezzo bicchiere di acqua, la farina setacciata insieme al lievito ed un pizzico di sale. Mescolare fino a completo assorbimento della farina quindi aggiungere l’uvetta precedentemente ammollata, e la scorza del limone. Amalgamare bene tutti gli ingredienti.
Versare il composto in una tortiera del diametro di  24 cm, spolverare la superficie con lo zucchero ed infornare in forno (statico) già caldo a 180° per  40 minuti.

Il pandolce genovese

Il Pandolce genovese esiste in due versioni: quello alto e quello basso.
Ora, anche se alla versione bassa è spesso abbinato il termine “Antico”, sappiate che quello antico sul serio è l’altro, quello alto a lievitazione naturale. Sembra, infatti, che le sue origini siano persiane e che il suo arrivo a Genova debba farsi risalire al XIV secolo, periodo in cui, a Genova, era ben avviata l’importazione di frutta secca e spezie dalla Turchia. E quello basso, allora? 1893, anno più, anno meno: la diffusione delle bustine di lievito chimico nato dal lavoro di von Liebig e di Oetker, d’altronde, è proprio di quegli anni!
La differenza principale tra i due, oltre al metodo di lievitazione, è la consistenza. Il pandolce alto è più compatto, quasi morbido, da tagliare a fette; quello basso, invece, è friabile, un dolce da spezzare con le mani, che non ha alcuna simpatia per i coltelli. 🙂
In questo post vi propongo la ricetta che io uso per preparare il pandolce genovese basso. Nella mia tavola di Natale mancava proprio un dolce di questo tipo e, a gentile richiesta … 

Ingredienti

  • 500 gr di farina di farro bianca macinata a pietra,
  • 180 gr di zucchero,
  • 160 gr di burro,
  • 150 gr di uvetta,
  • 100 gr di pinoli,
  • 10 gr circa di semi di finocchio,
  • 100 ml di Marsala + q.b. per ammollare l’uvetta,
  • 20 ml di acqua di fiori d’arancio,
  • 1 uovo,
  • 1 bustina di lievito per dolci,
  • la scorza grattugiata di un limone,
  • sale q.b.

Preparazione

Mettete l’uvetta in una tazza con un po’ di Marsala e lasciatela ammollare per 2 – 3 ore.
In una ciotola, mettete la farina, lo zucchero, il lievito, la scorza di limone ed un pizzico di sale e mescolate bene.
Nel frattempo, fate sciogliere dolcemente il burro a bagnomaria (oppure nel microonde).
Scolate l’uvetta, asciugatela delicatamente con della carta da cucina e, sempre mescolando molto bene, aggiungetela al resto degli ingredienti insieme con i pinoli e i semi finocchio.
Ricavate un cratere al centro dell’amalgama e mettetevi l’uovo, i 100 ml di marsala, il burro fuso e l’acqua di fiori d’arancio. Mescolate il tutto con una spatola di legno, fino a che l’impasto non cominci a formarsi,  poi, proseguite sulla spianatoia infarinata. Lavorate l’impasto velocemente per un minuto o due, con le mani anch’esse infarinate, per amalgamare bene tutti gli ingredienti.
Date all’impasto una forma sferica e mettetelo su una teglia foderata con carta forno, appiattendolo fino ad un’altezza di 3 – 4 cm.; lasciatelo riposare per un’ora coperto da un telo.
Prima di infornare, con un coltellino incidete tre leggeri tagli sulla sommità del pandolce a formare così il caratteristico “triangolo” del pandolce genovese.

 

Infornate con forno già caldo a 180° e fate cuocere per 40/50 minuti.
Lasciate raffreddare il pandolce su una gratella e tagliatelo, o meglio, spezzatelo solo quando il pandolce si è raffreddato completamente, meglio se il giorno dopo.
Avvolto nella pellicola, si conserva anche 1-2 settimane.

Nota: La temperatura ed i tempi di cottura possono variare a seconda del forno… ciascuno conosce il suo… provate e poi decidete la temperatura ed i tempi ottimali. In ogni caso, per verificare la cottura del pandolce vale sempre la prova dello stecchino!

Pandoro!

Non ancora tornata alla normale attività di cucina, dopo il farrottone che avevo preparato lo scorso Natale, continuo la serie dei miei dolci natalizi con il Pandoro … o, forse, visto che è sempre la farina di farro ad essere utilizzata, dovrei chiamarlo Panfarro? 🙂
Beh, in fondo, visto che io lo preparo per “Uso personale”, un nome vale l’altro … ciò che conta, poi, è il gusto! 😉

Ingredienti

  • 635 gr di farina bianca di farro macinata a pietra;
  • 260 gr di burro;
  • 250 gr di zucchero a velo;
  • 150 gr di acqua;
  • 150 gr di panna;
  • 7 uova 5 tuorli e due uova intere;
  • 80 gr di cioccolato bianco;
  • 16 gr di lievito di birra fresco;
  • 11 gr di sale;
  • 1 cucchiaino di miele d’acacia;
  • una stecca di vaniglia.

Preparazione

PRIMO GIORNO

Ore 20.00 preparare il poolish con 120 gr di acqua, 75 gr di farina, 6 gr di lievito ed i semi di mezza bacca di vaniglia.
Impastare brevemente il tutto, mettere in un contenitore ermetico e riporre in frigorifero a 5° per 12 ore.

SECONDO GIORNO

Togliere dal frigorifero il poolish e tenere a parte.
Con 80 gr di farina, 30 gr di acqua tiepida, 10 gr di lievito, il miele ed un tuorlo d’uovo, preparare una biga in questo modo:
sciogliere il lievito ed il miele nell’acqua tiepida, unire la farina ed infine il tuorlo. Coprire e lasciare lievitare fino al raddoppio.
Unire i due lieviti nella ciotola del Kenwood, aggiungere 150 gr di farina ed avviare a velocità 1 (usando la foglia); lentamente portare a velocità 2 ed incordare.
Rallentare a velocità 1 ed aggiungere un tuorlo seguito da 35 gr di zucchero ed incordare. Mettere un altro tuorlo seguito da altri 35 gr di zucchero ed incordare.
Montare il gancio e capovolgere una volta l’impasto nella ciotola, avviare e serrare l’incordatura.
A velocità 1,5 aggiungere 80 gr di burro morbido e lavorare fino a quando l’impasto non si presenta elastico ed uniforme.
Coprire con un foglio di pellicola e lasciare lievitare a 26° fino al raddoppio.

Preparare un’emulsione fatta con 100 gr di burro, 50 gr di panna, il cioccolato e i semi di mezza bacca di vaniglia ponendo gli ingredienti in un bagnomaria tiepido (tenere a parte).

A lievitazione avvenuta, aggiungere nella ciotola la panna rimanente, due albumi d’uovo (tenere a parte i due tuorli), 2/3 della rimanente farina, avviare il Kenwwood con la foglia ed incordare a velocità 2, capovolgendo di tanto in tanto l’impasto.
Rallentare la velocità di impasto ed inserire uno alla volta i tuorli. Con il primo tuorlo aggiungere anche il sale. Incordare ed inserire il secondo tuorlo con un po’ dello zucchero e continuare fino ad esaurimento degli ingedienti. Per ultimo incorporare il resto della farina.
Quando l’impasto è bene in corda, rallentare la velocità di impasto ed inserire (un cucchiaio alla volta) l’emulsione a 36°.
Montare il gancio ed aggiungere, a velocità 1,5, il burro rimanente appena morbido. Continuare a lavorare rovesciando l’impasto un paio di volte fino ad ottenere la consistenza ottimale. Alla fine l’impasto dovrà presentarsi perfettamente liscio, lucido e con una consistenza quasi gelatinosa. lasciare riposare l’impasto per circa 30 minuti, poi, aiutandosi con una spatola, ripiegare l’impasto su se stesso un paio di volte per aumentarne la consistenza ( ovvero diamo le pieghe). Dopo un riposo di circa 15 minuti dividere l’impasto (per uno stampo da 750 gr occorrono circa 950 gr di impasto), chiudere a palla e mettere le forme negli stampi imburrati tenendo la parte bombata rivolta verso il basso. Coprire con un foglio di pellicola e lasciare lievitare a circa 26° fino a che l’impasto non raggiunge il bordo dello stampo. Infornare con forno già caldo a 180°, trascorsi circa 8 minuti, ridurre la temperatua a 170° e portare a cottura (circa 30/35 minuti dipende dalla dimensione degli stampi, verificare con la prova stecchino 🙂 ). Prima di sformare il pandoro attendere il suo completo raffreddamento.

Il pandoro è stato poi decorato con forme create con cioccolato fondente fuso e panna montata.

 

 Dopo una prima aggressione che l’ha spogliato di tutte le decorazioni, il pandoro tagliato si presentava così!  😉 

 

Il Farrottone … ovvero prepariamoci al Natale

Questo è il “panettone” che io preparo ogni anno per Natale …
La ricetta che mi ha passato qualche anno fa la mia amica Maria Angela è quella di Adriano.
Questa è la mia reinterpretazione della ricetta. Per l’impasto ho usato il mio fedele Kenwood
A dire il vero, per chiamarsi Panettone, il classico dolce di Natale milanese dovrebbe attenersi strettamente ad un preciso disciplinare e la farina di farro, certamente, non è contemplata tra gli ingredienti originali …
… per questo motivo, per festeggiare dolcemente il Natale 2010, vi propongo il mio Farrottone! 😉

N.B. Anche se quest’anno la neve è gia caduta (e qualcuno comincia già a guardare per aria per spiare l’arrivo di babbo Natale!), io non ho ancora cominciato i preparativi: queste sono foto che ho fatto lo scorso anno. Al blog ancora non pensavo minimamente e queste sono state scattate con l’intento di illustrare la ricetta per uso “personale” … prendetele così come sono …   🙂

Ingredienti

  • kg 1,125 di farina bianca di farro macinata a pietra;
  • 11 uova grandi (5 tuorli e 6 uova intere);
  • 360 gr di zucchero semolato;
  • 350 gr di burro;
  • 15 gr di sale;
  • 1 cucchiaio di miele d’acacia;
  • un cucchiaino abbondante di malto d’orzo;
  • 18 gr di lievito di birra fresco;
  • i semi di una bacca di vaniglia;
  • un limone (non trattato);
  • un’arancia (non trattata);
  • 400 gr di uvetta sultanina.

Preparazione

PRIMO GIORNO

Ore 8,00  preparare la biga con 200 gr di farina, 90 gr di acqua e 2 gr di lievito.

 In una boulle, impastare brevemente gli ingredienti, coprire con un foglio di pellicola e riporre in un ambiente con una temperatura di circa 18 gradi.

Ore 19,00 preparare un poolish aromatizzato con 100 gr di acqua, 50 gr di farina, 4 gr di lievito e la buccia di 1/4 di arancia. Chiudere in un contenitore ermetico e riporre in frigorifero ad una temperatura di circa 5°.

SECONDO GIORNO

Ore 7,00 preparazione del primo impasto

Togliere dal frigorifero il poolish e lasciarlo a temperatura ambiente per circa 40 minuti ( la temperatura ideale sarebbe 30° … ma, non avendo una camera di lievitazione, mi accontento di portare la temperatura di casa a circa 25/26 ° 🙂 ).
Mettere il poolish nell’impastatore ed aggiungere un tuorlo, incorporare (velocità  1) e quindi aggiungere 10 gr di zucchero e 100 gr di farina. Impastare fino a completo assorbimento della farina, quindi, coprire con un foglio di pellicola e lasciare lievitare fino al raddoppio del volume (1 ora o più, dipende dalla temperatura ambiente).
Mettere l’uvetta sultanina in una ciotola con una miscela di acqua tiepida e rum e lasciare rinvenire.

Secondo impasto

Unire al primo impasto la biga. Attenzione: i due impasti avendo consistenze diverse e tendono a non amalgamarsi bene; procedere  aiutandosi eventualmente anche con una spatola. Incorporare un uovo intero e, dopo, aggiungere 20 gr di zucchero e 50 gr di farina. Continuare ad impastare (velocità 1,5) fino a che prende corda. Coprire e lasciare riposare al caldo per circa 60 minuti.
Trascorsi 30 minuti dalla preparazione del secondo impasto, preparare in una ciotola a parte il terzo lievito con 30 gr di acqua tiepida, 25 gr di farina, 12 gr di lievito. Coprire con un foglio di pellicola e lasciare riposare al caldo per 30 minuti.

Terzo impasto

Unire il terzo lievito al secondo impasto, aggiungendo il malto, un tuorlo ed un uovo intero. A completo assorbimento, unire 30 gr di zucchero, il miele e 150 gr di farina. Continuare ad impastare per almeno 5/6 minuti. Trascorso questo tempo, se l’impasto non “pulisce” bene la ciotola, fermare la macchina e capovolgerlo un paio di volte (questa opoerazione ne aumenta la consistenza). Coprire con un foglio di pellicola e riporre al caldo fino al raddoppio.

Quarto impasto

Incorporare al terzo impasto 3 tuorli, 150 gr di zucchero, i semi della bacca di vaniglia.
Aggiungere 100 gr di farina e lasciare incordare.
Incorporare 4 uova intere e 150 gr di zucchero (polverizzato nel mixer o nel macinacaffè insieme con la scorza del limone ed il resto della scorza di arancia), 300 gr di farina ed il sale.
La lavorazione deve essere fatta così: aggiungere un uovo alla volta; quando questo è assorbito e l’impasto fa un effetto tipo chewingum, aggiungere il sale, un po’ della farina ed un po’ dello zucchero aromatizzato ed incordare; poi, incorporare un altro uovo, aggiungere ancorara un po’ di farina, un po’ di zucchero ed incordare. Continuare così fino ad esaurimento degli ingredienti. Continuare ad impastare (velocità 1,5) fino a quando l’impasto pulisce la ciotola. Unire il burro morbido e, quando è ben incorporato all’impasto, aggiungere gradualmente altri 150 gr di farina.
Impastare e capovolgere almeno 2 o 3 volte, fino a quando l’impasto tende a staccarsi dalla ciotola. A questo punto, unire l’uvetta fatta precedentemente rinvenire, infarinandola leggermente.
Mettere l’impasto in una ciotola sufficientemente capiente, coprire con un foglio di pellicola (facendolo aderire alla ciotola molto bene) e riporre in frigorifero a 5° fino al giorno dopo.

TERZO GIORNO

In tarda mattinata, togliere l’impasto dal frigorifero e lasciare a temperatura ambiente per circa 60 minuti.
Pesare l’impasto e suddividerlo in diverse porzioni  (per ottenere un farrottone da 1 kg, mettere nel pirottino circa 12oo gr di impasto) a seconda del formato finale che volete ottenere.
Con le mani unte di burro, lavorare l’impasto formando delle sfere chiuse sotto e mettere nei pirottini. Coprire con pellicola e lasciare lievitare fino a quando l’impasto non raggiunge il bordo del pirottino.
Scoprire, lasciare all’aria per circa 30 minuti, dopodichè imburrare il filo di una lametta ed incidere sulla sommità del farrottone una croce, facendo attenzione a non affondare troppo la lama.
Mettere al centro una noce di burro ed infornare con forno già caldo a 200° per 15 minuti. Abbassare la temperatura del forno a 160° e lasciare ancora cuocere per altri 35 minuti. Trascorso questo tempo fare la prova “stecchino” per verificare la corretta cottura.

Una volta tolti dal forno, come i panettoni, anche i farrottoni devono raffreddare appesi e capovolti.

Conservati in buste chiuse durano circa 15 giorni … ma cosa ve lo dico a fare, tanto, li mangerete prima! 😉

 

Ciabatta di farro lievitata con mosto d’uva fragola

Il pane lievitato con il mosto l’ho visto fare da Gabriele Bonci. Lui ha usato farina di frumento buratto ed  il mosto diluito con acqua  nella proporzione di 2 a 1, io, invece, ho voluto provare a fare il mio pane con la farina bianca di farro usando mosto puro … questo è il risultato del mio primo esperimento.

Ingredienti

  • 600 gr di farina bianca di farro macinata a pietra;
  • 300 ml di mosto d’uva fragola filtrato;
  • 10 gr di sale;
  • farina di riso per lo spolvero.

 Preparazione del mosto

In una ciotola di vetro, pigiare con le mani l’uva fragola, togliere tutti i graspi, coprire con un foglio di pellicola e lasciare fermentare per 4/5 giorni.
Quando il mosto “bolle” filtrare con un colino a maglie larghe.

Preparazione dell’impasto per il pane

Su un piano di lavoro, setacciare la farina, aggiungere il sale ed impastare, unendo poco alla volta il mosto filtrato. Lavorare fino a quando la farina non avrà completamente assorbito il mosto.
Trasferire l’impasto, che sarà molto morbido, in un boulle unta con olio. Coprire con un foglio di pellicola e lasciare lievitare per almeno 12 ore.
Riprendere l’impasto, rovesciarlo su di un canovaccio infarinato con farina di riso, dare la forma voluta, quindi, rovesciare la ciabatta su una teglia da forno in modo che la parte infarinata sia rivolta verso l’alto. Rifinire a piacere la forma della ciabatta e lasciare riposare coperta per almeno 50 minuti.
Trascorso questo tempo, con un coltello molto affilato, fare un taglio abbastanza profondo al centro del pane ed infornare in forno già caldo a 220°.
Abbassare la temperatura a 200°, lasciare cuocere per 5 minuti, poi, abbassare la temperatura a 180° e portare a cottura il pane (circa 40 minuti).
Fare raffreddare su una griglia.

Il profumo che si sprigiona durante la cottura di questo pane è davvero paradisiaco. Secondo il mio parere, è un ottimo pane da colazione … io l’ho mangiato spalmando sulle fette un velo di miele di robinia … una vera leccornia 🙂