
Il 3 febbraio è la festa di San Biagio. In questa occasione, è molto diffuso il rito della “benedizione della gola”, fatta poggiandovi due candele incrociate o attraverso l’unzione con olio benedetto ed invocando l’intercessione del Santo. Tale rito è collegato ad una tradizione secondo cui il vescovo Biagio avrebbe prodigiosamente liberato un bambino da una lisca conficcata nella sua gola.
A Milano, dove una delle statue che vegliano sulla città dalle guglie del Duomo è dedicata proprio al Santo, in passato, una fetta più o meno abbondante del panettone di Natale doveva essere riservata per la festa di San Biagio. Lo stesso si faceva a Genova con il pandolce. In Abruzzo, il dolce tradizionale di questa ricorrenza sono le ciambelle; nel mantovano, invece, è la torta di San Biagio di Cavriana.
Perchè sto a scrivere queste cose, oggi che è ancora il 23 gennaio? Perchè avevo voglia di fare una torta ma non mi veniva l’ispirazione giusta. Allora, sono andata a sbirciare nel vecchio quaderno di mia nonna Bice e, dopo la torta di mele, ho deciso di provare la torta che, ogni anno, la nonna preparava proprio per la ricorrenza di San Biagio. Un po’ in anticipo? Beh … la colpa è tutta della “gola”!
Ingredienti (tra parentesi le mie varianti):
- 250 gr di farina bianca (di farro);
- 100 gr di zucchero più quello che serve per spolverare la torta prima di infornarla;
- una bustina di lievito per dolci.
- 60 gr di burro;
- 50 gr (100 gr) di uvetta sultanina;
- 2 tuorli d’uovo;
- mezzo bicchiere di acqua;
- la scorza grattugiata di mezzo limone.
Preparazione
Circa due ore prima di preparare la torta mettere ad ammollare l’uvetta sultanina in acqua tiepida.
Montare molto bene i tuorli con lo zucchero ed il burro a pomata.
Aggiungere al composto mezzo bicchiere di acqua, la farina setacciata insieme al lievito ed un pizzico di sale. Mescolare fino a completo assorbimento della farina quindi aggiungere l’uvetta precedentemente ammollata, e la scorza del limone. Amalgamare bene tutti gli ingredienti.
Versare il composto in una tortiera del diametro di 24 cm, spolverare la superficie con lo zucchero ed infornare in forno (statico) già caldo a 180° per 40 minuti.













Hai fatto bene a postarla in anticipo,così noi potremo prepararla per il 3 febbraio
Ciao Anto buona domenica a voi!
Della serie “Quando anche la mia golosità si rende utile….”
Ciao!
Thank you Antonella. A piece of this cake will be lovely with a cup of tea.
Yes! no sugar, no lemon, no milk … simply tea!
Ciao!
Ciao Antonella ! Quando ho visto il tuo post ho avuto un attimo di smarrimento …. dato che anche io volevo postare qualcosa per S.Biagio , ho pensato di aver sbagliato il giorno !!! Non conoscevo questa torta e ti ringrazio ! mi piace tutto quello che è tradizione e questo riproporre, dare, tramandare… Un abbraccione !!!
Questa volta mi sono mossa per tempo!
Anche perchè davvero avevo voglia di torta e l’ispirazione mancava …
A presto!
Ton cake ou génoise a l’air délicieux et bien moelleux
bisous et bonne soirée
Merci Margaret!
A bientôt
Ciao!
Non conoscevamo questa tradizione ne questa torta! Semplice e delicata, nonchè soffice e morbida…giustamente: perchè aspettare il 3 febbraio per gustarla?!
baci baci
Esatto!!! Solo che adesso da qui a S. Biagio dovrò rifarla almeno due volte
Gli assaggiatori colpiscono sempre all’improvviso!
Ciao!
Buongiorno Antonella, intanto complimenti per quello che sai e che sapremo fra poco tutti
Io non sapevo, per esempio, di questa tradizione ed è un’altra chicca che condividi con noi…
Un abbraccione, da quando hai messo la foto col caschetto ti voglio ancora più bene:-)
GRRRAAAZZZIIIEEEEE!!!
Hi Antonella,
Your cake looks very good. Is the farina di farro you use whole grain?
I found you thanks to your comments to Baroness Tapuzina.
Hi Faye,
Welcome and thank you for your visit.
I think the right translation for “Farro” should be “Spelt”. Sometimes it is translated with “emmer” or “einkorn”
From Italian Wikipedia: “farro piccolo” for triticum monococcum; “farro medio” for triticum dicoccum; “farro grande” for tiriticum spelta.
Ciao!
Perché “in passato” a Milano per san biagio si mangiava una fetta del panettone tenuto in serbo da quello tagliato a Natale? Io lo faccio tuttora, e come me molte persone che conosco…
Magari non serve a moltissimo, ho spesso tosse e mal di gola, ma insomma… magari se non lo facessi sarei già in un sanatorio!
Ciao! “In passato” perchè non avevo la certezza che la tradizione fosse ancora così sentita. Visti gli sprechi da cenoni vari, ho la sensazione che più che conservare la fetta del panettone natalizio si tenda a comperarne uno intero “in saldo”. Se vuoi, consideralo un “attimo di pessimismo da consumismo globalizzato”
Ma fa sempre piacere sapere che certe usanze si mantengano più forti di quanto pensiamo!
A presto!
sulla foto è scritto :”Il luppolo selvatico” , che non trovo nella ricetta ….??…
Ciao
non lo trovi per chè la scritta “Il luppolo selvatico è su tutte le mie foto … un po’ una firma… anche se non è un ingrediente… d’altronde il blog si chiama così!